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La trombosi profonda

Una volta definito con il cardiologo che avrei dovuto portare una calza elastica compressiva per evitare problemi derivanti dalla trombosi arteriosa profonda, ho chiesto a Milli di andarmene a comperare una alla sanitaria al piano terra dell'ospedale, prese le misure, dopo pochi minuti è rientrata in stanza e l'ha consegnata all'infermiera. Decisamente non pratica in materia, tentava di infilarmela spingendo e tirando un po' a caso, di qui e dilà provocandomi anche un notevole dolore. Alla fine Milli, che nel frattempo si era letta le semplici istruzioni per la vestizione, ha chiesto il posto all'infermiera, che volentieri gliel'ha ceduto ed in pochi attimi, inserendo l'apposito calzettino in poliammide, scivoloso e morbido, mi ha infilato la calza: io non ero certamente in condizione di collaborare in quanto al massimo riuscivo a stare seduto.

In condizioni di trombosi venosa profonda recente, è necessario assolutamente in primis  abbassare la densità del sangue ed al più presto entrare in terapia anticoagulante, ad evitare che piccoli frammenti del trombo vadano ad ostruire centri vitali come il cuore, i polmoni o, e credo peggio di tutto, il cervello. Il concetto mi sembrava piuttosto semplice, si trattava di trovare il dosaggio giusto per portare i valori ad uno stato di "fuori rischio trombotico". Ma questa evidentemente era una procedura che in otorini non era molto conosciuta, perlomeno non così urgente. Ogni mattina, quindi, mi veniva prelevato un campione di sangue per la verifica dell' INR cioè i valori istantanei di densità ed anticoagulante del sangue. Il primario insisteva a dire che finché non fossi stato regolarizzato non avrebbe potuto dimettermi ed aveva quindi una fretta infinita di arrivare a questi valori normali, forse non sapendo che ci sarebbero volute 4/5 settimane, a casa e con la collaborazione del medico di base, per trovare l'esatto dosaggio di farmaco.

Nel frattempo, restavo li, in reparto, ogni mattina medicato con fasciature compresse al collo, quasi da farmi soffocare, per tentare di chiudere la fistola che era rimasta aperta. Era una sofferenza ogni mattina perché la fasciatura del collo era estremamente stretta ed alla fine mi veniva imposta la cannula cuffiata, una cannula con un palloncino che si gonfia all'interno della trachea per non far passare liquidi o altro nei polmoni, ma era diventata insopportabile perché andrebbe portata al massimo per tre, quattro giorni dopo l'intervento, non per quindici, venti e poi fino a fine ricovero e poi ancora.

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