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Dimissione

Alla dimissione ero arrivato stremato, ero calmo, tranquillo, mi avevano annunciato - il giorno precedente - che sarei uscito, così mi ero messo d'accordo per essere "ritirato" da qualcuno, ma che lo stesso si muovesse solamente dopo che tutte le procedure burocratiche ed amministrative fossero state svolte. Il mattino mi sono alzato ed ho cominciato a rimettere in ordine la mia camera, raccogliere in borse, sacchi e quanto a mia disposizione tutte le cose che in  oltre quaranta giorni avevo accumulato, sistemato e organizzato a modo mio. Avrei voluto lavorare con calma, e lo avrei anche dovuto fare perché la mia condizione di cardiopatico non mi consentiva sforzi, ma ad un tratto sembrava che la "mia camera" dovesse essere liberata nel più breve tempo possibile. Io potevo anche comprendere umanamente che c'era qualcuno che la aspettava, ma comprendevo anche che non avrei dovuto agitarmi, e proprio per questo avevo chiesto ai miei cari di non venire, proprio per non mettermi ansia. Mi sono ritrovato "buttato fuori", ho preparato tutto più velocemente ma umanamente possibile e poi ho chiamato per il trasporto a casa. Ero in sedia a rotelle, con i miei bagagli al seguito e, nell'uscire dalla stanza ho notato che la stavano già smontando per lavarla, sterilizzarla, ripulirla, deodorarla e renderla agevole per il nuovo inquilino. Io ero entrato in ospedale che pesavo 83 chili, stava uscendo uno manichino vestito di appena 55 chili.

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