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La vista della Commissione Medica dell' ULSS

Arrivò anche la chiamata della Commissione Medica dell' ULSS.

Anche in questo caso si è trattato di una convocazione e quindi data ed orario, oltre che luogo, prestabiliti e la  inadempienza implicava la rinuncia alla domanda stessa (fatto salvo per motivi di salute da documentare con certificazione medica ) ed anche in questo contesto avrei dovuto portare i documenti originali e le copie fotostatiche di tutto. Fortunatamente l'ambulatorio era in terra ferma e quindi raggiungibile in auto ed inoltre avevo riscontrato che gli originali nob servivano proprio a nulla.

Il mio "archivio medico" era già talmente vasto che avevo deciso di informatizzarlo completamente ed all'epoca era composto da oltre trecento pagine di relazioni cliniche. Il materiale che avevo portato alla visita del Medico dell' INPS era però talmente in disordine che mi era più facile ristampare tutto che riordinare le pagine sciolte.

La mattina dell'appuntamento ero li in abbondante anticipo, si sa mai che per un qualsiasi motivo avessi tardato e mi sono presentato allo sportello ove mi hanno identificato e quindi invitato ad accomodarmi in sala di attesa. Saremmo stati in una trentina di persone e mi chiedevo come avrebbero fatto a visitarci tutti. Io avevo il mio numeretto e quindi non mi restava altro he aspettare con pazienza. Per rispetto della privacy, avrei dovuto essere chiamato a visita con il mio numero ma, quando su la mia ora, ho sentito in modo chiaro ed inequivocabile chiamare il mio nome e cognome che è rimbalzato per l'intero corridoio adibito a sala d'attesa. Senza pormi  troppe domande sono entrato convinto di eseguire una visita analoga a quella già sostenuta. In realtà l'indagine era molto più approfondita e, dopo aver scartabellato in mezzo a tutti i miei documenti sono cominciate domande a raffica e soprattutto da più parti contemporaneamente. Evidentemente c'erano medici di varie specializzazioni e ciascuno seguiva la sua logica bench<è l'interlocutore fose e restasse sempre e solo uno. Così mentra l'otorino mi poneva domande sull'intervento, il neurologo mi chiedeva che accertamenti avevo fatto mentre il fisiatra chiedeva che disturbi motori avevo ed il generico che dolori e che farmaci assumevo. Un tiro incrociato di domande impossibile da sostenere. Io ero anche preparato, avevo studiato tutte le mie patologie ed avevo acquisito, nel tempo, una buona proprietà di linguaggio medico ma questo, evidentemente li irritava come per esempio quando parlavo di alimentazione attraverso sondino nasogastrico invece che di tubicino, di cannula cuffiata o finestrata, di emilaringectomia piuttosto che semplicemente di intervento. Figuriamoci con i termini neurologici con rachicentesi, eletromiaografia, potenziali evocati, risonanza magnetica cerebrale o di emiparalisi laterale destra da ictus cerebrale. Alla fine dell'interrogatorio ero sudato  e molto affaticato, restava fermo che per me parlare era uno sforzo enorme e l'aver tenuto banco per oltre un'ora mi aveva letteralmente sfibrato. A quel punto è partita la famosissima frase "si spogli". Non avevo parole a commento ma non riuscivo a capire cosa avrebbero voluto vedere dopo che mi fossi spogliato perché per l'intervento al collo sarebbe bastato togliere il foularino che avevo annodato e per la neuropatia ben poco c'era da vedere in termini esterni trattandosi di scomposizione del sistema nervoso. Poco potevo discutere per cui nel giro di trenta secondi ero li, davanti a cinque persone in mutande, osservato come una scimmia allo zoo.

Non ho capito se era il medico di medicina generale o il neurologo che mi ha intimato di stendermi su un lettino per una visita generale, auscultazione del respiro, trattabilità del ventre e poi vari goffi tentativi di far reagire i miei arti con colpetti di martelletto. Alla fine, quasi scocciato, il medico mi ha chiesto dove e come percepivo il dolore ed alla mia risposta "ai polpacci, caviglie, dita dei piedi, mi scaricò un pizzicotto micidiale a metà gamba con conseguente mio salto sul lettino e poi giù, quasi a cadere. A sera, verificando, avevo ancora le due chiari lividi neri alla gamba, ma lui non ci aveva voluto credere di avermi provocato tanto dolore. Finita questa sceneggiata con la quale si intendeva approfondire l'indagine neurologica, mi ha ordinato di rivestirmi, che avevamo finito e che, contemporaneamente potevo andarmene. Loro si sono alzati tutti e si sono messi a capannello tra medici e appena pronto mi venne indicata la porta. Ho anche provato a chiedere cosa ne pensassero, se avessero tratto delle conclusioni ma sembrava tutto inutile, l'univa risposta che sono riuscito ad ottenere è stata "le faremo sapere nel giro di un mese". Anche questa mi è sembrata una cosa strana: mica dovevano attendere esiti di esami, di approfondimenti, non sarebbe stato sufficiente fermasi cinque minuti, discuterne e e decidere se avessi o meno diritto al riconoscimento dell'invalidità ? Perché far trascorrere un mese per decidere ? Certo ripsposte non ne ho avute: sembravo più un disagio che una presenza oramai in quella stanza.

Me ne sono venuto via, amareggiato dispiaciuto ed anche arrabbiato: come potevano aver dedotto qualcosa da una raffica di domande convulse su argomenti tanto differenti ? Non mi era dato di avere risposte. Sono salito in macchina con i residui della mia cartella clinica e mi sono avviato verso casa.

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