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Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura, l'odio o la rabbia, ecc. nei confronti dell'avversario politico o di minoranze utilizzate come "capro espiatorio" e come "{modal image="images/ruspe-contro-i-rom.jpg" title="Riuspe contro i ROM"}nemico pubblico{/modal}",

utile alla formazione di un fronte comune, uniformato temporaneamente dalla medesima lotta e dunque scevro di dissenso interno.
Nella casistica dei mezzi demagogici, vengono indicati anche l'utilizzo di un linguaggio politico derisorio verso gli avversari o caratterizzato da una vistosa enfatizzazione degli effetti negativi delle loro politiche.
Nell'odierna società di massa "la demagogia non è più affidata al superuomo" di tipo mussoliniano "ma si identifica con la mercificazione  onnipervasiva, con la diffusione di pseudo-valori capillarmente trasmessi tramite i media e l’universo spettacolare-popolare, spesso di valenza deviante"; non c’è vera alfabetizzazione di massa ma soltanto un “basso e torvo livello culturale e un generale ottundimento della capacità critica”.
"Il fattore demagogico è dunque parte del populismo, in quanto il suo strumento è la costruzione ideologica del consenso". Eppure, il rapporto di influenza può essere biunivoco, cioè anche dal basso verso l'alto, alterando la stessa stabilità del processo decisionale e la capacità di leadership: spesso "si decide, basandosi su un algoritmo costruito per intercettare il consenso espresso dagli umori di quel momento. Dell’ultimo momento"

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