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I medici

I medici di reparto erano ben caratterizzati: ognuno aveva una sua peculiarità, una sua caratteristica ben precisa.

Il primario, sempre agitato e sempre ricco di idee, ogni giorno se ne inventava una di nuova, una mattina era entusiasta dell'evoluzione dell'intervento mentre la mattina seguente era quasi disperato per aver "osato troppo". Si faceva spesso l'autocritica, "confessandosi con me", di essere stato presuntuoso nell'aver voluto tentare un intervento al limite della fattibilità: salvarmi la voce, l'olfatto avrebbe dovuto essere più molesto e farmi una laringectomia totale: avrebbe risolto tutto prima e definitivamente, ma ... Ma forse era per fa dire a me "meglio così, Le sono anzi grato!".

A volte entrava nella mia stanza, mi dava una rapida occhiata, mi chiedeva "come va ?, sembrava riflettere tre secondi e poi mi salutava con un "a dopo" che era circa dopo una decina di minuti.

Per certi versi mi divertiva, io le definivo "le sceneggiate" nel senso che comprendevo che comprendevo che nel suo inventare una soluzione c'era un grande e profondo desiderio di togliermi da una situazione veramente complessa e che rischiava di sfuggirgli di mano: oltre al problema tracheostomico, si erano sommati problemi cardiovascolari, neurologici e di instabilità generale.

Io credo che fosse realmente preoccupato e che oltre allo stato di salute fisica, lo preoccupasse molto anche la mia stabilità emotiva: quarantacinque giorni di ricovero con dieci di rianimazione e tutti i danni conseguenti avrebbero incrinato la stabilità psicologica di chiunque.

Il secondo mi dava l'impressione di essere decisamente molto preparato ma che avesse rifiutato il ruolo di primario per non avere troppe grane. (a questa è solo una mia ipotesi).

Era molto interessato alla vicenda ed ogni tanto "compariva" a dire la sua, ben accetto dal primario.

Era meno espansivo ma molto più realista: valutava la mia situazione abbastanza "semplice" procedendo con una laringectomia totale a risolvere tutto, quello che ostinatamente non voleva il primario.

La veterana si occupava principalmente dei bambini che arrivavano ogni mattina a frotte per le varie problematiche infantili, principalmente tonsilliti, con ei ci si scambiava solamente qualche cenno di cordiale saluto.

L'età e le nuove leggi sul pensionamento non l'hanno certamente aiutata perché quasi in lacrime confessò a me e Milli che dal primo gennaio sarebbe andata in pensione controvoglia, d'altra parte il rischio di non saper più a che età avrebbe potuto andare era troppo alto.

Era addolorata di lasciare i suoi carissimi bambini.

La neolaureata aveva sempre un atteggiamento da superiore: lei assisteva sempre il primario e voleva dare chiaramente l'impressione di comprendere tutto al volo, di essere efficiente ed efficace, preparata e autonoma.

Molto spesso, però, si faceva lo sgambetto da sola perché nella sua sicurezza teneva tutto a memoria (prendere appunti forse lo riteneva minimizzante) e quindi speso dimenticava alcuni passaggi. Ho trovato molto spesso il primario "tollerante" (a parte che lo era con tutti)

Il medico in jeans era sempre, ma proprio sistematicamente in ritardo.

Era molto bravo, a mio avviso, paziente, preparato e sicuro.

Purtroppo dava la sensazione di non essere molto interessato a prendere alcuna iniziativa, stava alle disposizioni del primario e se faceva qualcosa di diverso, avvisava immediatamente.

Credo che sia sua la scrittura chiara e leggibile in cartella clinica perché era coerente con il suo carattere.

Il medico cicciottello sembrava più una via di mezzo tra un medico ed un infermiere: seguiva le visite collettive ed annuiva continuamente.

L'avrei anche valutato un tirocinante, ma considerata l'età ed i ruoli che gli assegnavano non lo poteva essere (una domenica in reparto c'era solo lui).Ricordo che mi venne a trovare anche in sala rianimazione, mi pulì la ferita e la cannula e se ne andò, quasi non notato dal personale di reparto.

Un assistente girava per il reparto con lo sguardo fisso, sembrava assente, ogni tanto cercava conferma con il dorso della mano sulla presenza o distanza del muro.

Rispondeva, anche, se interrogato, ma sempre e solo con un si o un no, mai sentito sviluppare un discorso articolato.

Sinceramente ho pregato di non finire ad essere toccato da lui, se mi avessero detto che si era drogato, ci avrei creduto.

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